Montesilvano

Montesilvano
Il mare, il fiume, una casa antica

mercoledì 10 giugno 2009

Emidio Agostinone: l'uomo che intuì Montesilvano

La biblioteca di Montesilvano è dedicata a questo uomo, vissuto a cavallo tra l'ottocento e novecento, morto durante il periodo del fascismo. Un pedagogista più che insegnante, un ricercatore storico, più che fotografo principale della tradizione abruzzese.
Leggendo al sua biografia, accuratamente conservata in biblioteca e curata da pochi ammiratori che non smettono di ricordare e perpetuare il coraggio, l'amore, la voglia di fare nel giornalismo, in politica di Agostinone.
Un uomo politico, socialista, che contribuì alla divulgazione d'informazioni sulle condizioni dei pastori e dei contadini, soprattutto in Abruzzo, attraverso la sua assidua colaborazione con l'Avanti! a Milano, dove svolgeva il lavoro di maestro elementare.

Agostinone intuì subito che la battaglia da compiersi era diretta all'anafabetismo in Italia e fece di tutto per combatterla e debellare quello che, ancora oggi è l'ostacolo maggiore di una società civile: l'ignoranza. La sua grande lotta in politica, giustamente, nell'informazione e direttamente sui banchi di scuola fu la lotta a sconfiggere il grande nemico delle masse: l'anafalbetismo.

Ma Montesilvano non sentì di seguire i consigli di questa perla rossa che si trovò a convivere nel mare nero del fascismo che cresceva nella sua città, Montesilvano, dove si chiuse nella sua casa Natale e morì nel settembre 1933.

Agostinone, forse essendo abitante di una piccola Montesilvano di inizio '900 colse subito il problema della città: la primitiva impronta che i secoli non seppero cancellare. Nessun miglioramento s'intravedeva tra la popolazione di Montesilvano, senza istruzione, abbandonata ai campi, alla pastorizia; dove l'unica aspirazione era, giustamente un lauto salario.
Agostinone aveva capito bene che una profonda istruzione rigeneratrice, operata sin da inizio secolo, avrebbe posto le basi per una Montesilvano destinata a crescere urbanisticamente, garantendo una evoluzione culturale proporzionata.
Ma Montesilvano preferì seguire le ambizioni e fatue progettazioni delle baronie, sempre presenti nel teritorio abruzzese, che miravano al commercio e alla crescita edilizia selvaggia senza pietà per il territorio.

E così nei decenni, purtroppo, i figli di Montesilvano, per la maggior parte, prefrirono dedicarsi a costruire case di cemento ad oltranza, piuttosto che creare una città armoniosa, quella stessa città che auspicava probabilmente Agostinone nei suoi sogni utopici di montesilvanese istruito ma che non attuò, per cause a noi non pervenute ma facilmente intuibili, nel suo periodo in Parlamento.

Ed oggi come all'ora, nonostante i figli dei montesilvanesi sappiamo quasi tutti leggere, scrivere e fare i conti, quasi tutti con diploma e molti con una laurea, le cosesono reastate statiche e rivolte solo ed esclusivamente al denaro immediato. La cultura non fu un valore all'ora e non lo è oggi per Montesilvano.
Una Montesilvano, che, pur essendo intrisa di storia primitiva, al centro del mondo italico, presente nelle vicende mediovali, al confine del Regno delle due Sicilie e poi di Napoli, non riesce a conoscere se stessa, nega le sue radici e, come un adolescente problematico, è vittima delle tentazioni del mondo e vi cade in continuazione senza trarne una proficua lezione di vita.
Soggiogata dalla sua cultura prettamente cattolica, dominata da conflitti politici interinali sommessi, Montesilvano, la città delle acque, territorio amato e cercato nell'antichità dai popoli più potenti, oggi sacrifica in continuazione le sue potenzialità inseguendo l'effimera ricchezza che alla fine tocca sempre per prima alla privilegiata Pescara, cugina snob e opportunista.

La grande intuizione di Agostinone fu proprio quella di immaginare una Montesilvano legata alla tradizione e alla storia. La scelta più giusta fu proprio quella di dedicargli la biblioteca, per non dimenticare di cosa sarebbe capace un figlio di Montesilvano se solo fosse ascoltato dai suoi concittadini...

martedì 9 giugno 2009

La democrazia italiana ha "un disturbo bipolare"

Da troppo tempo si sta diffondendo un modo, poco corretto e rispettoso della democrazia, di condurre le campagne elettorali da parte dei cosidetti "partiti forti": non sprecare il tuo voto, non darlo ai piccoli partiti!
Mi è sempre sembrata una stupidità divulgata con la maligna intenzione di far fuori dai giochi ancor prima di cominciare l'avversario, magari temibile, perchè in politica rappresenterebbe una scelta diversa.

D'altro canto gli itaiani hanno mostrato in parte, di essere succubi completamente dello specchio magico che incanta con le sue bugie, e in parte incapace di capire che è in possesso del più grande strumento politico per migliorare e decidere, un vero atto libero, legale, civile e rivoluzionario: votare.

Qualcuno ha detto piagnucolando in questi giorni: ma chi voto? Sono tutti uguali!
Oppure con la tracotanza di chi è convinto di essere arrivato ad una illuminazione ha esclamato: Io non voto perchè tanto non cambia nulla!

Che sciocchezza! Possibile che ci cascate sempre! Fate sempre il gioco di chi succhia dalla vostra ignoranza e scelleratezza!
Non votare non ha avuto mai alcun vantaggio per la democrazia!
Votare i soliti appartenente alla oligarchia di potere non ha mai cambiato nulla!

Qualcuno ha ipotizzato che la democrazia ha fallito e si dovrebbe cambiare: ma che cosa dite? Perchè aprite la vostra bocca senza avere, almeno per curiosità, la minima cura di chiedervi e scoprire cosa è la democrazia?

La democrazia non è attuata:
-attraverso il clientelismo politico, perchè questo fa sì che personaggi indagati, fuorilegge, truffatori, abbiamo sempre la possibilità di rientrare, anche dopo aver contribuito alla rovina del nostro Paese.
-attraverso la preminenza assoluta di un leader, che crede di essere un princeps, unica carica fu data a furor di popolo a Ottaviano Augusto a Roma e sappiamo tutti poi cosa accadde dopo la sua morte! Tale encomio non è previsto dalla Carta Costituzionale, unica e sola carta dei valori dell'Italia.
-attraverso l'indifferenza verso le minoranze della società civile, da cui è composta.
-attraverso l'assoggettamento dei valori sociali, spirituali e morali alla economia e al commercio.
-attraverso una scuola che tralascia o addirittura relega volontariamente a ruolo marginale le fondamenta dei valori culturali.
-attraverso la diffusione che tutto deve essere immolato sull'altare del denaro e del potere.
-attraverso la diffusione di modelli che lascino pensare alla donna come individuo che non può ambire agli stessi ruoli dell'uomo senza perdere la sua femminilità
-attraverso immagini false e tendenziose che lascino credere che la donna ha il dovere di essere sempre bella e lussuriosa.
-attraverso le bugie patetiche e vergognose della meritocrazia, dell'obbiedienza cieca, del fanatismo mitizzato, della diffusione di falsi ideali, del contentino, solo per far star calmi i cittadini che hanno passato tutta la vita ad essere rispettosi e pazienti.

La democrazia non ha fallito! Siamo noi che non abbiato capito le sue fondamenta ed è per questo che per qualcuno è più facile spingerci a scardinarle.

Ma se, caro italiano, ci è rimasto un pizzico d'amore e memoria per quello che sono, sin dall'Unità d'Italia, gli obiettivi che i nostri Padri della Repubblica hanno propugnato e per essi combattuto, non credere a tutte le fandonie che oggi girano attraverso i media.

La democrazia ha i suoi rischi, ci ha avvertito Aristotele, ma tuttavia è la più alta forma di governo che una società può conquistare e non l'abbiamo attuata ancora in tutte le sue potenzialità. E sai perchè, italiano? Perchè la democrazia siamo noi. Siamo noi che dobbiamo cambiare, evolverci, capire, volere e difendere i valori della carta costituzionale. Di conseguenza cambierà l'Italia e l'atteggiamento di chi è investito di cariche pubbliche.

Per tanto chi trascura le minoranze, chi vuole convincerci con ogni mezzo di avere la verità assoluta per risolvere i problemi, chi vuole costituire una lobby formata solo ed esclusivamente da poche forze politiche, maschera un desiderio di potere con una faccia truccata da Libertà.

La Libertà è uno statodi grazia che si può vivere solo vincendo le paure più profonde e i buoni leaders lo sanno e svolgono all'interno della democrazia una funzione, non solo amministratriva, legislativa, ma soprattutto pedagogica, per educare il popolo e aiutarlo a superarle, senza temere di perdere il potere. Il buon leader di partito corre il rischio di perdere il potere perchè sa che gli obiettivi della democrazia vengono prima di se stesso e dei suoi interessi.

La democrazia è il risultato di un sincretismo politico che tiene conto delle esigenze di tutte le parti della società civile da cui è composta, e lotta affinchè il Parlamento sia costellato da tutti i suoi rappresentanti.

Perciò, italiano, difendiamo le differenze della nostra società, senza aver paura. Anche perchè in fondo, a ben pensarci, siamo tutti differenti gli uni dagli altri e se continuiamo su questa strada potremmo arrivare a non accettare i vicino di casa solo perchè tifa una squadra diversa dalla nostra...

domenica 7 giugno 2009

Le attività del quotidiano di ogni singolo

Politica, religione, moda, marketing, tutti desiderano convincerci con le loro trovate e siccome sono spesso sterili e privi di bellezza e praticità cosa fanno per vincere sulle resistenze individuali?
Usano i media.
Usano i media non tanto per informare ma per rimbambire, rallentare le sinapsi per avere i tempo di infilare le loro convinzioni, stupide, inutili e quindi dannose.

Gente non ne avete abbastanza?