Montesilvano

Montesilvano
Il mare, il fiume, una casa antica

mercoledì 17 giugno 2009

Rendere omaggio agli antenati

Ho notato che in tutte le nazioni c'è, oltre all'usanza, alla religione di Stato o scelta, oltre alla tradizione, un culto molto importante che qui in Italia è troppo debole per avere la sua pregnanza: il culto degli antenati.
Come culto degli antenati non s'intende, forse molti cadono in errore, in un immobilismo sociale, assolutamente; è piuttosto il rispetto per chi ha avuto il coraggio di compiere azioni che hanno cambiato una situazione della storia insostenibile, per le donne di sapienza, a volte ingiustamente giustiziate, per chi ha dimostrato di amare la terra e le persone che la vivono, per chi ha divulgato saggezza, infine amore e rispetto per i capostipiti della propria famiglia, semplicemnte per coloro che, senza passare alla storia, hanno abitato silenziosamente la terra e l'hanno tenuta fertile per noi.
E' molto interessante dal punto di vista sociale, culturale e antropologico il culto degli antenati. Come culto non s'intende il fanatismo ma il semplice ricordo di chi prima di noi è stato qui nella casa Terra.
Non si giudicano le scelte di chi è stato in tempi diversi qui ma lo si ricorda, rendendogli omaggio con gesti di rispetto, pensieri, amore.

Ricordare chi è stato, anche senza conoscerne il nome, qui prima di noi è un atto importante, soprattutto per noi che viviamo e a volte ci sentiamo persi inglobati dal nostro ego e da quello degli altri. Pensiamo, ad esempio a chi, nella notte dei tempi, decise di fondare le prime organizzazioni sociali, ai motivi che spinsero le persone a stare vicini, collaborare, condividere.
Tornare indietro per un solo istante agli albori di quella che oggi chiamiamo civiltà, ci potrebbe aiutare a ricordare il perchè di questa esigenza e forse rispettare maggiormente gli altri senza avere la tentanzione di prevaricarli, oggi che possiamo farlo perchè ci sarebbe possibilità per tutti di vivere pienamente senza violenza.
Ad esempio prendiamo Montesilvano. In mezzo ai boschi, alle foreste, animali e fiere, temporali, catastrofi spaventavano i nostri antenati neolitici. L'istinto di cercare l'altro per migliorare la propria vita, renderla meno difficile, è insito in noi e anche loro avranno desiderato vivere con gli altri, non solo per sconfiggere le proprie paure ma anche perchè avranno capito che essere con gli altri ci rende più gioiosi e sicuri, più forti.
Pensate a quando sono arrivati dall'Anatolia gli eneolitici che hanno portato cambiamenti, miglioramenti, novità e alla paura, chiusura degli abitanti del posto che rifiutavano in parte quei cambiamenti e in parte li volevano, li ritenevano interessanti. In fatti scoppiò una sanguinosa faida tra neolitici e neolitici che dopo, non sappiamo quanti secoli, si risolse con la fusione dei due schieramenti e la loro evoluzione. Sì, perchè mentre qualcuno combatte altri fanno l'amore e mettono su famiglia e nei secoli, alla fine molti si ricordano che c'è un nemico ma non capiscono bene il motivo.
L'essere umano, alcuni esseri umani, si prodigano tanto per mantenere in piedi l'immagine di un nemico e hanno tanta difficoltà a ricordare i benefici che possono scaturire dal dimenticare i rancori del passato.
E pensate a quando l'espansione della società ha fatto sorgere l'esigenza di un'organizzazione che potesse facilitare il quieto vivere. Ma anche lì, nei secoli successivi, qualcuno, (AH! Birbanti!), ha pensato di trasformare una semplice esigenza di organizzazione per il bene di tutti in POTERE.

In balìa di questo potere, allora, gli uomini hanno cominciato a vivere diversamente. Hanno dimenticato il perchè si era deciso di condividere in una società sforzi e frutti. Vinte le paure iniziali, forse qualcuno più furbo ha ben pensato che queste paure per alcuni era bene superarle e per altri no, sempre per attrazione verso il POTERE.
Fortuna che di uomini saggi non ne sono mai mancati nella storia della TERRA.
E non mi riferisco a quelli famosi, che comunque hanno tutti fatto una fine poco gratificante, ma agli uomini e alle donne sconosciuti, che ogni giorno hanno vissuto, come viviamo noi, senza gli agi e la tecnologia odierna, ma i sentimenti e l'amore per ciò che li circondava. Persone che hanno lavorato la terra, cresciuto figli, alcuni saggi come loro, altri meno, hanno riso con gli amici, hanno meditato, hanno fatto l'amore, hanno avuto idee proprie e magari la sera andavano a dormire, nonostante tutti gli sforzi, ringraziando la vita stessa.
Bene, il culto degli antenati che in India, inIrlanda, in Inghilterra, in Francia, tra i nativi americani, si svolge è diretto a loro, a quelle persone di cui oggi non sappiamo il nome ma abbiamo da loro una grande e inestimabile eredità: quella piccola goccia di saggezza che alberga dentro noi e che loro hanno saputo custodire senza dissiparne il valore.
Grazie a quelle silenziose persone abbiamo perpetuato e tramandato i più importanti valori, pricipi e saggezza.
In Italia questo culto non c'è, addirittura si tende a cancellare anche l'identità di esimi nomi del Risorgimento!
Ricordiamoci dei consigli dei saggi, rendiamo un pensiero a chi è stato qui prima di noi e con il cuore, con parole mute, ringraziamo senza giudicare.
Guardando la storia da questo punto si scorgono solo magie del quotidiano che è arrivato in punta di piedi fino a noi. E viene da pensare solo: impegnamoci a non tradire chi ha lottato contro se stesso una vita intera solo per portare una saggezza silenziosa fatta di piccoli atti buoni e giusti.
Ognuno di noi se cerca dentro sè sente che quella saggezza è arrivata.
Questa è civiltà.

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